Skip to content
Convenzione Quadro ONU sulla cooperazione fiscale: dal negoziato alle implicazioni per le imprese
5 Ottobre 2026
Convenzione-Quadro-ONU-sulla-cooperazione-fiscale

ICC Italia, Confindustria e Assolombarda hanno fatto il punto sugli sviluppi del negoziato ONU sulla futura Convenzione Quadro sulla Cooperazione Fiscale Internazionale, con particolare attenzione alle implicazioni per le imprese e alle questioni ancora aperte.

Il processo negoziale avviato dalle Nazioni Unite nel 2025 per la definizione della prima Convenzione Quadro ONU sulla Cooperazione Fiscale Internazionale, insieme a due protocolli iniziali dedicati alla tassazione dei servizi transfrontalieri e alla prevenzione e risoluzione delle controversie fiscali, entra in una fase particolarmente rilevante.

A poche settimane dalla quinta sessione del Comitato Intergovernativo di Negoziazione, svoltasi a New York dal 3 al 13 agosto 2026, ICC Italia, in collaborazione con Confindustria e Assolombarda, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti e imprese per analizzare lo stato dei negoziati e le possibili conseguenze del nuovo quadro per le attività internazionali.

Dal confronto sono emersi i nodi cruciali tra cui, in particolare, l’esigenza di preservare certezza e prevedibilità delle regole, evitando che la nuova architettura determini sovrapposizioni tra diversi diritti impositivi, nuovi rischi di doppia imposizione o un aumento degli oneri amministrativi per le imprese.

Il rapporto con le convenzioni fiscali esistenti

Uno dei nodi più rilevanti riguarda il rapporto tra la futura Convenzione Quadro e la rete di convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni già in vigore.

La questione assume particolare importanza alla luce delle disposizioni in discussione sulla distribuzione dei diritti di imposizione. L’introduzione di nuovi criteri di collegamento, in assenza di una chiara gerarchia tra quelli applicabili, potrebbe aumentare il rischio di sovrapposizione delle pretese impositive di più Stati.

Rimane inoltre da chiarire come e quando le convenzioni fiscali esistenti dovranno essere adeguate alle nuove regole. Per le imprese internazionali, la coesistenza di disposizioni multilaterali, protocolli e trattati bilaterali potrebbe tradursi in maggiore complessità e incertezza applicativa.

Il tema è particolarmente rilevante per l’Italia, che dispone di una rete di accordi bilaterali conclusi in periodi diversi e, in alcuni casi, ormai risalenti. L’eventuale revisione dovrà quindi essere valutata anche alla luce dell’esigenza di mantenere un elevato livello di certezza del diritto.

Servizi transfrontalieri: ritenute, compliance e doppia imposizione

Particolare attenzione è stata dedicata al primo protocollo sulla tassazione dei servizi transfrontalieri, che potrebbe incidere sulle modalità di tassazione dei servizi prestati oltre frontiera e, in particolare, sull’applicazione di ritenute alla fonte.

Per le imprese, le conseguenze riguardano sia il livello effettivo della tassazione sia gli adempimenti e i costi di compliance necessari per operare in più giurisdizioni.

Una delle questioni più rilevanti riguarda la possibilità che alcuni servizi siano tassati su una base lorda anziché netta. Per le attività caratterizzate da margini ridotti, questo meccanismo potrebbe produrre un carico fiscale sproporzionato rispetto al reddito effettivamente generato, con possibili effetti sul commercio e sugli investimenti internazionali.

È stata inoltre evidenziata l’esigenza di valutare il trattamento dei servizi a basso margine e dei servizi prestati da remoto, nonché il rapporto tra le nuove regole e i criteri tradizionali di individuazione della stabile organizzazione.

Sarà quindi fondamentale comprendere come il protocollo verrà applicato nei singoli ordinamenti e come evitare fenomeni di doppia o multipla imposizione.

Prevenzione e risoluzione delle controversie: l’importanza dell’attuabilità

Il secondo protocollo, dedicato alla prevenzione e risoluzione delle controversie fiscali, rappresenta un altro elemento centrale del negoziato.

La bozza presenta attualmente un ampio ventaglio di possibili strumenti, sui quali gli Stati mantengono posizioni differenti. Non è ancora definito quali meccanismi confluiranno nella versione finale.

Un elemento decisivo sarà la loro concreta applicabilità. Alcuni strumenti richiedono infatti competenze tecniche, strutture amministrative e adeguamenti delle legislazioni nazionali che non sono disponibili in misura uniforme nei diversi ordinamenti. Per le imprese, meccanismi difficili da utilizzare nella pratica potrebbero non garantire una reale riduzione dei tempi, dei costi e dell’incertezza delle controversie fiscali.

Tra le opzioni in discussione rientra anche l’arbitrato fiscale, rispetto al quale è stata sottolineata l’importanza di chiarirne caratteristiche e funzionamento, distinguendolo da altre forme di arbitrato, in particolare da quelle utilizzate nell’ambito delle controversie sugli investimenti.

Verso una nuova architettura: le diverse prospettive

Nell’insieme, quindi, un punto centrale riguarda la necessità che la futura Convenzione riesca a conciliare l’esigenza di rinnovare l’architettura della cooperazione fiscale internazionale con quella di garantire regole chiare, coerenti e concretamente applicabili.

Le diverse posizioni degli Stati riflettono anche prospettive differenti sul ruolo della nuova Convenzione. Da un lato, i Paesi OCSE tendono a sottolineare l’esigenza di rafforzare la certezza del diritto e la cooperazione tra gli ordinamenti; dall’altro, soprattutto da parte dei Paesi in via di sviluppo, in particolare i Paesi africani riuniti nell’Africa Group, viene sostenuta una revisione più profonda dell’attuale distribuzione dei diritti impositivi e della governance della fiscalità internazionale.

Per le imprese, sarà quindi importante che l’evoluzione della fiscalità internazionale non si traduca in una maggiore frammentazione delle regole o in nuovi rischi di doppia imposizione, ma contribuisca a creare un quadro più coordinato, prevedibile e applicabile.

Il ruolo delle imprese nel negoziato

In questo processo, la partecipazione del settore privato assume un’importanza concreta. ICC segue il negoziato fin dalle sue prime fasi e, attraverso la propria rete internazionale, porta al confronto intergovernativo l’esperienza delle imprese e le implicazioni operative delle diverse opzioni di policy.

Alla quinta sessione di New York ha partecipato anche Alberto Di Leo, Group Tax & Customs Director di Lavazza Group, all’interno della delegazione ICC guidata da Luisa Scarcella, Global Policy Lead Tax and Trade.

In questa fase del negoziato è importante che le imprese partecipino attivamente al confronto, condividendo esperienze, esigenze operative e posizioni sulle proposte in discussione. Il loro contributo può infatti aiutare a evidenziare tempestivamente gli effetti delle diverse opzioni regolamentari e a favorire l’elaborazione di regole non solo condivise a livello internazionale, ma anche concretamente applicabili.

Il negoziato proseguirà con la sesta sessione dell’Intergovernmental Negotiating Committee (INC), in programma a Nairobi dal 30 novembre al 10 dicembre 2026, che rappresenterà un ulteriore passaggio nel percorso verso la definizione della Convenzione e dei relativi protocolli. Per le imprese internazionali sarà quindi importante seguirne da vicino l’evoluzione e portare ai tavoli di confronto la propria voce e la propria esperienza.

Per maggiori informazioni

Barbara Triggiani | Senior Policy Manager ICC Italia | policy@iccitalia.org

Condividi

Articoli correlati