Il nodo del rischio e dei costi di capitale
Dalle consultazioni condotte in 40 Paesi emerge un problema centrale: la sovrastima del rischio. I requisiti patrimoniali imposti alle banche, spesso basati su rating sovrani e sugli approcci standardizzati di Basel III, tendono a rendere più costoso finanziare progetti green nelle economie emergenti rispetto ai Paesi sviluppati.
Questo squilibrio si traduce in un accesso limitato ai capitali proprio dove sarebbero più necessari, frenando lo sviluppo sostenibile e la resilienza climatica.
Un’analisi globale su 40 Paesi
Il report offre un’analisi comparata che include economie avanzate, mercati emergenti, Paesi meno sviluppati (LDCs) e piccoli Stati insulari (SIDS). L’obiettivo è valutare:
- come i rischi climatici si trasmettono nei sistemi finanziari
- il livello di adozione delle politiche di finanza climatica
- la capacità regolatoria di supportare una valutazione del rischio più proporzionata
Tra i principali risultati:
- I rischi climatici, sia fisici sia di transizione, sono ancora sottovalutati nei framework regolatori globali
- L’applicazione uniforme delle regole di Basilea III penalizza i Paesi più vulnerabili
- I flussi di finanza climatica sono concentrati sulla mitigazione nei Paesi a medio reddito, mentre l’adattamento nei Paesi più fragili resta sottofinanziato
- Le economie avanzate guidano l’innovazione regolatoria, mentre LDCs e SIDS soffrono di limiti strutturali e di capacità
Le raccomandazioni: verso una finanza climatica più inclusiva
Per colmare questo divario, il report propone una serie di interventi chiave:
- Ricalibrare i requisiti di capitale di Basilea III per riflettere meglio la vulnerabilità climatica e gli investimenti green verificati
- Valorizzare strumenti di mitigazione del rischio come garanzie, assicurazioni e blended finance, oggi sottorappresentati nei calcoli regolatori
- Introdurre strumenti macroprudenziali climate-aligned, come fattori penalizzanti per attività ad alte emissioni e incentivi per investimenti sostenibili
- Rafforzare obblighi di disclosure climatica e integrare il rischio climatico nei processi di supervisione
- Promuovere una Just Transition, includendo criteri sociali e garantendo accesso alla finanza per PMI e comunità vulnerabili
- Potenziare le capacità istituzionali nei Paesi in via di sviluppo e migliorare il coordinamento con i fondi climatici internazionali
In un momento in cui la finanza climatica è cruciale per raggiungere gli obiettivi globali, il messaggio è chiaro: senza un adeguamento delle regole, il capitale continuerà a non fluire dove è più necessario.
Ripensare i framework macroprudenziali non significa indebolire la stabilità finanziaria, ma renderla compatibile con una crescita sostenibile, inclusiva e realmente globale.




